PRATICHE SESSUALI ALTERNATIVE- Blog Tour relativo a Manifesto Controsessuale di Paul Beatriz Preciado.

Ultimo appuntamento del Blog Tour dedicato a Manifesto Controsessuale di Paul B. Preciado, organizzato in collaborazione con l’editore Fandango.

Nelle scorse settimane abbiamo avuto il piacere di leggere gli interventi dei miei bravissimi compagni di avventura: Nicholas ci ha introdotto egregiamente nelle pagine del saggio e ci ha fornito una più che utile contestualizzazione dell’autore e dei suoi campi di interesse accademico. Giordano ci ha parlato delle tecnologie di resistenza e della riflessione preciadiana intorno alla questione dei bambini intersessuali. Elena  ha posto la sua attenzione, partendo dal pensiero del filosofo, sul rapporto tra sessualità, natura e cultura. Federica si è concentrata, invece, su uno degli aspetti indubbiamente più interessanti del saggio: il parallelismo tra sessualità e linguistica.

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(in foto Paul Beatriz Preciado, autore di Manifesto Controsessuale)

Oggi tocca a me. A me il piacere di concludere questo blog tour.
Dopo diversi ripensamenti ho deciso di concentrarmi – riprendendo a tratti anche quanto accennato di straforo dai miei “colleghi” – sulla questione delle pratiche sessuali alternative, o controsessuali, se volessimo usare un’espressione cara allo stesso Paul Beatriz Preciado.

Partendo dall’ostinato (quanto lecito) tentativo di scardinare una volta per tutte il binarismo di genere, Preciado cerca ambiziosamente di traghettare la riflessione del suo pubblico verso l’innaturalezza e l’assimetria del contratto sessuale eternormato cui siamo abituati.

Da sempre, infatti, l’essere umano tende a ragionare a compartimenti stagni: da un lato l’uomo, dall’altro (quello più corto, più in ombra) la donna. Il pene e la vagina. L’organo penetrante e quello penetrato.

“Così come per l’occidente medievale era impossibile (o meglio, sacrilego) mettere in discussione la parola di Dio, oggi è impossibile (o meglio anti – naturale) mettere in discussione il binarismo sessuale e l’estetica morfologica della differenza sessuale. Ciò nonostante, il binarismo sessuale e l’estetica della differenza sessuale sono semplicemente categorie storiche, mappe cognitive e politiche che inquadrano e delimitano, normalizzano e gerarchizzano la forma proliferante del nostro desiderio.”

Nessuna sfumatura nel mezzo, nessuna alternativa. Il contratto sessuale considerato naturale, perché facilmente sovrapponibile alle differenze (o asimmetrie) biologiche tra uomo e donna, è diventato preponderante tanto da colonizzare anche le pratiche sessuali queer (uso per comodità e per amor di brevità la parola queer, come termine ombrello per abbracciare la natura plurima ed eterogenea della comunità LGBTQIA+). Anche il contratto sessuale omo/lesbo/trans sembra infatti voler ricalcare il modello naturale riproduttivo, andando così a identificare forzatamente l’organo sessuale ricevente e quello entrante e privilegiando necessariamente la penetrazione.

Il Manifesto, a questo proposito, cerca di rivoltare il pensiero corrente, togliendo ai nostri peni e alle nostre vagine il proprio supposto statuto di unici organi adibiti al piacere sessuale. Qualsiasi organo, biologico o no, è potenzialmente un organo sessuale. Braccia, lingue, bocche, dita, occhi, ma anche apparecchi elettronici, oggetti, frutti, dildo. È proprio ai sex toys che Preciado attribuisce un’importanza inedita, in quanto simbolo per eccellenza della nostra plasticità corporea. Il dildo precede il pene e non va considerato come la sua mimesi tecnologica, ma come alternativa sessuale e emblema principale di quella che potremmo chiamare “inevitabile tecnologizzazione del contratto sessuale”.

Siamo passati da fare sesso a letto con dei corpi a fare sesso con delle sostanze sugli schermi: siamo logaritmi e composti chimici che scopano insieme. (…) Siamo entità viventi mediatiche e biotecnologiche. Il nostro compito è mandare in corto circuito il codice in modo da inventare nuovi organi e funzioni sessuali.

Rifacendosi, tra le altre cose, alla teoria cyborg di Donna Haraway, Preciado cerca dunque di destrutturare il pensiero relativo al binarismo di genere, soffermandosi sulla natura ibrida dell’essere umano, che è ormai da immaginare come innesto tra macchina e organismo, tra naturale e artificiale, tra corpo e mente, uomo e donna.

È limitante, dunque, guardare al reale con occhi che spartiscono dualisticamente. Non solo perché la differenziazione sessuale, che va a ridurre la superficie erotica del nostro organismo ai soli organi riproduttivi, si rivela essere enormemente asimmetrica (asimmetria che risulta giocare in favore del biopene come “unico centro di produzione dell’impulso sessuale”), ma anche perché è ormai anacronistico considerare sessualmente appetibile/appagabile/utilizzabile soltanto ciò che ci è stato donato dalla biologia. Il corpo va considerato come testo socialmente e tecnologicamente costruito. Siamo esseri-macchina e in quanto tali dobbiamo scendere a patti con le parti cyborg che ci compongono/circondano. Anche quando si tratta di fare sesso, perché come dice Canguilhem: “le macchine possono essere considerate organi della specie umana”

È la stessa chirurgia di riassegnazione del genere che ci viene in supporto per aiutarci a spiegare scientificamente la fallacia del pensiero binario relativo ai sessi/generi. Riportando con perizia chirurgica i procedimenti medici delle operazioni di falloplastica e vaginoplastica, Preciado arriva a sostenere la naturalezza dell’ermafroditismo. Non è vero che solo la vagina può essere penetrata, la falloplastica insegna che una clitoride può diventare organo penetrante, così come il pene può essere rivoltato dall’interno, sino a diventare orifizio da penetrare.

Consideriamo quanto detto fino ad ora come una lunga premessa volta a illustrare quali siano i presupposti solidi grazie ai quali vien facile negare completamente l’esistenza di una dualità dei generi restrittiva e innaturale e inventare nuove pratiche sessuali, scevre finalmente da norme patriarcali, capitaliste, coloniali.

L’autore di Manifesto Controsessuale dedica pagine intere alla definizione di nuovi contratti (contro)sessuali. Il dildo (specifico finalmente che per dildo non si intende solamente un vibratore di forma fallica, ma qualsiasi sex toy) non è l’unico organo della sessualità prediletto, in quanto capace di dimostrare che il godimento orgasmico non ha luogo necessariamente in un organo biologicamente appartenente ai soggetti coinvolti.  Esso viene fatto affiancare dall’ano. L’ano è considerato la più democratica tra le tecnologie sessuali, perché comune a qualsiasi essere umano e meno soggetto a differenziazioni biologiche, asimmetrie patologiche o patologie invalidanti.

È partendo da questi assunti che Preciado introduce le prime forme di piacere controsessuale. L’erotizzazione – con stimolazione dildonica o no – dell’ano (da sempre considerato abietto, queer, degradante), l’utilizzo di strap on e dildo (non solo nel sesso omotransbisessuale, s’intende), il feticismo, e l’applicazione di rapporti BDSM consensuali. Tutte queste possono essere considerate iterazioni sessuali alternative, così come anche il fist fuckingad esempio. Per fist fucking si intende la penetrazione anale con il pugno, pratica sviluppatasi negli anni Settanta all’interno delle comunità gay, lesbica e trans, e ritenuta uno dei primi esempi di tecnologia controsessuale. L’innalzamento di dildo e ano a centri erogeni universali e l’enfasi posta su pratiche sessuali di questo tipo ci aiuta a comprendere che, come già accennato qualche riga fa, ogni luogo del corpo può potenzialmente diventare “orifizio, ingresso, punto di fuga, valvola di scarico, asse virtuale di azione – passione”.

Il secondo capitolo del Manifesto di Preciado è integralmente dedicato alle pratiche di inversione controsessualebasate sulla dildotettonica, sulla controscienza cioè che studia l’applicazione del dildo.

La prima tra le pratiche di inversione illustrate da Preciado (in tutti i sensi, considerando che alla spiegazione verbale sono affiancati bozzetti esplicativi) è il Solar Anus di Ron Athey, artista performativo statunitense. La performance in questione unisce riflessioni controsessuali a tradizioni della body art e vede il soggetto protagonista sedersi nudo (vestito soltanto di tacchi a spillo e giarrettiera) su un trono. Il pene è turgido, ma non è in erezione; è stato deformato da un’iniezione liquida che ha trasformato i genitali in una sorta di utero estroverso che oscilla tra le gambe. Prima di arrivare alla seduta, Athey cammina sui tacchi a spillo e incespica ad ogni passo. Due dildo sono posizionati sulla lunghezza del tacco, come fossero speroni. Una volta raggiunto il trono, si siede e inizia a truccarsi il viso e a inserire sotto pelle degli enormi spilloni che lega poi alla corona che indossa come copricapo. L’artista si mette poi a quattro zampe, mostrando l’ano al pubblico e dall’orifizio estrae una collana di perle. Ora l’ano è vuoto e pronto per essere penetrato dai dildo-speroni posti sui tacchi. Prima uno e poi l’altro; Ron Athey lascia che i due dildo si diano il cambio all’interno del suo ano.

(nel video la performance dell’Ano Solare di Ron Athey)

A questa spiegazione dell’Ano Solare, Preciado fa seguire le istruzioni, gli avvertimenti e i consigli utili a riprodurre la pratica in ambiente domestico. Quella dell’ano solare non è l’unica pratica controsessuale descritta da Preciado, che qualche pagina dopo ci spiega come sia possibile godere dalla masturbazione di un braccio o da una testa rasata che diviene dildo, centro nevralgico di un orgasmo intenso.

Questo secondo capitolo dedicato alle iterazioni sessuali sovversive appare come il più dissacrante, provocatoriostraniante di tutto il Manifesto. A leggere di Preciado che invita a sfidare i benpensanti mettendo in pratica contratti sessuali alternativi viene quasi da ridere. Il sottoscritto crede che questi esempi surreali – al limite dell’assurdo, se volete – sono da inquadrare all’interno dell’architettura di questo testo che si presenta, come già accennato da Giordano nel suo intervento, non come trattato teorico ma come manifesto che abbraccia una sfida politica. Manifesto di cui non dobbiamo assolutamente dimenticare l’intento rivoluzionario, rivoltoso, corrosivo. Il secondo capitolo rappresenta, dunque, l’apice di una sperimentazione che utilizza la provocazione per tracciare traiettorie sociali quanto mai urgenti. Sta al lettore – che deve essere attivo, sveglio, costantemente pronto – il compito di mettere in atto la sua capacità di discernere il serio dal provocatorio, la teoria di base dal suo travestimento retorico dissacrante.

Raramente mi è capitato di avere a che fare con testi così pregni di rimandi teorici e filosofici, in grado di costituire una costellazione di riferimenti quanto mai stimolanti e utili a spostare l’asticella dei gender studies fino quasi al limite dell’indicibile, del impronunciabile, di quello che è ancora purtroppo socialmente condannabile.

Leggere Manifesto Controsessuale è davvero un atto di rivolta.

E così concludo.

Grazie a Fandango tutta per l’occasione e la fiducia

Grazie a Nicholas, Giordano, Federica e Elena per gli scambi.

 

3 risposte a "PRATICHE SESSUALI ALTERNATIVE- Blog Tour relativo a Manifesto Controsessuale di Paul Beatriz Preciado."

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